Sebbene le origini dello stile Kung Fu della mantide religiosa risalgano a Wang Lang, che un giorno si dedicò all’osservazione di questo insetto in lotta contro una cicala, colui che lo ha reso famoso e’ stato il Maestro Fan xu Dong.

Questi era un gigante con una grande, impareggiabile reputazione: uno le cui gesta hanno ispirato e dato coraggio ai praticanti marziali cinesi durante i difficili anni seguiti alla Ribellione dei Boxer e di cui i discepoli hanno diffuso in tutto il mondo il sistema da lui preso in eredità. In tale processo, essi svilupparono una loro versione dell’arte. Nonostante le differenze dei giorni nostri, ogni ramo crede fermamente di portare avanti la tradizione del loro leggendario fondatore.

La città di Yantai rappresenta la vera casa della Mantide. Da qui essa si diffuse a Qingdao, Shangai,Taiwan ed il resto del mondo. La caratteristica di imitazione della boxe della mantide determina la diffusione delle sue tecniche manuali, come l’agganciamento, la parata, il gancio e l’avanzamento, il gancio e pugno, l’incollatura e l’appoggio.

L’artista marziale agisce con flessibilità di braccia col giusto livellamento di attacchi e difese e l’utilizzo di pugni lunghi e brevi descritti, come veloci e forti. Le tecniche di mano dello stile sono capaci di cambiare e adattarsi, nel caso vengano applicate in alto o in basso, da vicino o da lontano. Esse devono essere forti ma non rigide, flessibili e non indecise. Le tecniche di combattimento della boxe della mantide sono state descritte come un martello pesante con un manico leggero. I pugni sono veloci come una meteora che scende sulla terra, pesanti come palle di cannone, che colpiscono l’obiettivo con precisione millimetrica, ma al contempo agili come una farfalla che svolazza tra i fiori.

Gli osservatori di arti marziali lo definiscono un ramo unico nel panorama delle arti marziali, uno stile meraviglioso.


Wang Lang
era un abile artista marziale e durante i suoi viaggi era incline ad apprendere diversi stili di combattimento si conta avesse la conoscenza dei principi di ben 17 stili, sfidando innumerevoli praticanti dalle più disparate regioni della Cina.

Giunto presso il monastero di Shaolin si vide più volte sconfitto dai monaci ed in preda alla frustrazione e delusione cosciente di aver incontrato un livello a lui sconosciuto, vagò per diverso tempo nei boschi, fino a quando la sua attenzione rivolse lo sguardo su una mantide e una cicala che combattevano per la sopravvivenza.

Estasiato dalla tecnica sopraffina della mantide che riuscì in brevi secondi a sopraffare la cicala, decise di catturarla per studiarne i movimenti. Da quel momento le braccia di Wang Lang assunsero la posizione della “mantide in preghiera”: gomiti stretti, tecniche di aggancio e colpi a ripetizione chirurgici. Convinto di aver ampliato enormemente la sua capacità combattiva fece ritorno al tempio sfidando uno ad uno i monaci ed avendo la meglio, rimaneva a questo punto soltanto l’abate, che però per il povero Wang Lang fu segno di un’altra sconfitta…

Cosa non aveva funzionato??

Di nuovo Wang Lang abbandonò il monastero alla ricerca della sua verità. L’osservazione della Mantide che combatteva con la cicala, aveva consentito fino a quel momento a Wang Lang di creare i movimenti di braccia. Quando passeggiando per il parco si imbattè in una scimmia che stava scuotendo un albero. Si nascose e guardò. La scimmia torceva il corpo da sinistra verso destra, dozzine di volte nella stessa maniera Wang l’osservò a lungo e si rese conto di ciò che gli mancava: Il movimento di piedi (nella fattispecie dal Gibbone Bianco).

Assimilati i movimenti con grande dedizione si presentò di nuovo al tempio e questa volta l’abate ebbe la peggio. Da quel momento venne chiesto a Wang Lang di restare al Tempio per insegnare la nuova tecnica.